Emma Molestini è una chimica che, contro ogni sua volontà, gli eventi trasformano in investigatrice. Il suo talento vero è attirare guai e magagne. Naturalmente lei sarebbe felice di sbarazzarsi di tale virtù, ma sarebbe come chiedere a una zebra di disfarsi delle righe. Chi vorrebbe una zebra tutta bianca? Inizia con questo episodio la serie gialla, rocambolesca e divertente che ha per protagonista Emma Molestini.

Quando il professor Bullock mi fu ammazzato sotto il naso, io, che mi ero divertita a dissertare pubblicamente sulla sua morte, risultai subito la maggiore indiziata. Fu così che mi trovai con una certa frequenza a colloquiare con i gendarmi, faccenda che non mi piaceva per niente.
Neppure che il mio presunto migliore amico mi mettesse alle calcagna una specie di segugio mi piacque e neppure che l’arsenico, anziché starsene in un laboratorio chimico, avesse deciso di infiltrarsi in tutti i pertugi della mia vita.
Ma tant’è, che mi piacessero o no queste vicende, dovevo farci i conti, perché più provavo a sbarazzarmene, più si moltiplicavano.
Chi tirava i fili della mia vita?
A me sembrava che fossero in troppi e di sicuro l’indios di nome Marcos che si era piazzato in casa mia non mi convinceva per niente. Come se non bastasse tutti si ostinavano a vedermi in gattabuia, nella migliore delle ipotesi, morta ammazzata, nella peggiore.
Come diavolo si fa a starsene tranquilli così?

Arriva il secondo episodio della serie che ha per protagonista Emma Molestini e per coprotagonista Regina, la sua collega scellerata. Anche stavolta non ci deluderanno. Colpi di scena, magagne e divertimento a loro spese sono assicurati.
Quando lo dico che si deve andare in bicicletta. L’unica volta che mi sono fatta prestare un’automobile, mi sono scatenata addosso le ire di un energumeno, gestore di un parcheggio e di loschi traffici. I quali, neanche a dirlo, hanno richiamato l’attenzione dei gendarmi. Per la verità stavolta sono stata io a chiamarli, ma preferirei stendere un velo su questa macchia alla mia integrità. Ma l’energumeno, le sue ire e i suoi traffici sarebbero niente, se non avessi una collega di nome Regina e di cognome scriteriata, che tutte le volte, grazie alla sua stupida convinzione di essere una detective e di poter risolvere i casi, ci fa quasi morire ammazzate.
Stavolta ci siamo andate molto vicine tutte e due, ma non sarei qui a raccontarlo se i manigoldi con cui ci è toccato avere a che fare ci fossero riusciti.
Forse non sarei qui a raccontarlo neppure se un senorito aitante in fattezze di indios non fosse stato presente a salvarci la pelle.
Ma per scoprire in quale razza di sventure mi è toccato infilarmi, non resta che leggere le mie confessioni.
Buona fortuna.
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Stavolta Emma non c’entra, non se l’è andata a cercare, le magagne hanno cercato lei, si sono fatte vicine vicine, diciamo. Colpa del karma? Forse da ripulire ad opera di un santone indiano, come suggerisce la collega Regina. Chi lo sa. Sappiamo che Emma avrebbe fatto a meno dei fattacci molesti, noi però no. Eccoci dunque alle prese col terzo episodio di questa serie. Che dire… manigoldi, a noi!
Stavolta non me le sono andate a cercare, le molestie hanno bussato direttamente alla mia porta, come si diverte a dire quel simpaticone dell’ispettore Lanzetti. Certo, io poi ho ribussato alla loro di porta, ma potevo fare altrimenti? Sicuro che potevi, Emma cara e allora perché ti sei ritrovata ancora una volta con la casa piena di sbirri? La risposta a questa domanda insidiosa la cercheremo in un altro momento. Ora ci preme raccontare in che modo la coppia di vicini truffaldini abbia inquinato la mia dimora, dapprima con ululati, ehm, diciamo inequivocabili e poi richiamando gli sbirri sulle loro malefatte, con conseguente sconfinamento dalle mie parti. È evidente che non bastano due o tre mura per difendermi, specie se i manigoldi decidono di venire a delinquere nell’appartamento accanto al mio. Non mancherà nessuna delle presenze moleste già conosciute. Regina, la collega scellerata, la metterei in testa. Ma il Lanzetti pure, sbirro e scocciatore, quale connubio più molesto? Il senorito passa per salvatore, ma non sarà che mi frega più degli altri con quegli occhi lucidi acchiappa Emme rincitrullite? Ne leggerete delle belle, si fa per dire, che di bello c’è ben poco nelle malefatte dei manigoldi di cui canteremo le brutte gesta.
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Torna Emma Molestini con il quarto episodio della serie, alle prese con un caso più molesto che mai. Chi potrebbe trovare accattivante l’idea di imbellettare defunti? Nessuno, risponderanno i più. Ma invece qualcuno potrebbe rispondere al richiamo del macabr… ehm, dell’ignoto. Indovinate chi?
Non occorre temere la morte, dato che non la incontreremo mai, dicono i saggi saputelli, quando c’è lei non ci siamo noi e viceversa. E invece altroché se la si può incontrare, scriteriati, diciamo che può capitare, a chi è perseguitato dalla sfiga, di avere incontri moooolto ravvicinati con la molesta signora. Che succede, Emma? Sei per caso morta e poi resuscitata? Ti sei fatta un giro per l’altro mondo? Beh, ci sono andata molto vicina e quel che i saggi scellerati non sanno è che talvolta può essere peggio che finirci dentro del tutto.
Tutto parte, stavolta, da un caso di molesta omonimia. Nel mondo si aggira, credeteci credeteci, un’energumena buzzurrona di nome Emma Morestini con la R. Ecco. Nella mia posta elettronica sono finiti inviti per un corso di tanato estetica indirizzati a lei. Ma, naturalmente, l’omonimia non sarebbe stata un problema, se una scriteriata di nome Regina non avesse messo le zampacce sul mio telefono e deciso di rispondere a quello che pareva essere un vero richiamo dal mondo degli inferi. E dove si può andare a finire se si risponde a un tale richiamo? Beh, preferisco non dirvelo. Vi invito, se sani e forti, a inoltrarvi nelle oscure pagine del tomo. Buon viaggio.
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